Addomesticare il fondo. Ipertesto

a cura di Livia Del Gaudio

© Maria Filosa

Il giorno in cui Dio creò l’uomo

di Livia Del Gaudio

In un racconto de Le mille e una notte si legge che la Terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. Questa folgorante visione degna di un poeta assume al giorno d’oggi pieno significato, dal momento che sappiamo, ancor più del narratore arabo del Medioevo, a qual punto la Terra e gli animali avessero ragione di tremare1.

Così inizia un breve saggio del 1981 di Marguerite Yourcenar, Chi sa se lo spirito delle bestie scenda giù sotto terra

Nel 1981 Yourcenar ha settantotto anni, vive da quasi quaranta a Mount Desert, e dal Maine viaggia per il mondo. Dopo la morte della compagna di una vita, Grace Frick, l’attenzione della scrittrice francese è rivolta al tempo, alla memoria e a una visione che sintetizza in maniera originale aspetti della filosofia veda con uno sguardo occidentale sulla pittura e l’analisi delle espressioni artistiche: in questa weltanschauung del crepuscolo la riflessione sugli animali, tema al quale Yourcenar è da sempre sensibile, trova maggior spazio e compiutezza. Accanita sostenitrice di una libertà intellettuale e materiale che, a tratti, ha sconfinato nell’individualismo, adesso rivendica una posizione etica: la violenza perpetrata dall’uomo sugli animali non può e non deve essere ignorata.

Per millenni, sostiene Yourcenar, l’uomo ha trattato le bestie come una sua proprietà ma intessendo con loro un rapporto amoroso, una sorta di familiarità mescolata all’orrore che in qualche modo apparteneva alla vita. Oggi l’equilibrio è saltato. Vi erano nel cristianesimo, scrive l’autrice, tutti gli elementi di un folclore animale quasi non meno ricco di quello del buddhismo, ma l’arido dogmatismo e la priorità data all’egoismo hanno prevalso. Sembra che a questo riguardo un movimento pseudorazionalista e laico, l’umanesimo, nel significato recente e improprio del termine, che pretende di accordare interesse solo alle relazioni umane, sia l’erede diretto di questo cristianesimo impoverito, a cui sono stati sottratti la conoscenza e l’amore del resto degli esseri. 

All’origine della frattura Yourcenar colloca il concetto di animale-macchina inaugurato da Cartesio chiedendosi se non sia necessario stilare una Dichiarazione dei diritti dell’animale per riparare al danno. Per quanto l’autrice si dia una risposta affermativa la questione rimane aperta, e tesa al realismo: la rivoluzione sta non nel cieco idealismo ma nella prassi del cambiamento, ove possibile, fatto di piccoli ma sostanziali sforzi perché:

Una civiltà sempre più lontana dal reale miete sempre più vittime, compresa se stessa.

A sostegno della tesi espressa da Yourcenar e ribadita dall’esperienza raccontata da Lorenzo Marchese in Addomesticare il fondo, ci è sembrato giusto donare parte dello spazio della rivista al gattile di Palermo e ai volontari che lo animano.

© Franco Lannino; la volontaria in foto è Mery Impallomeni

Rifugio del gatto “Pola Narzisi” – Palermo

Un po’ di storia

E.DI.GA. (Ente Difesa Gatti) è un’associazione no-profit che nasce nel 1988 dalla volontà della sua fondatrice, Pola Narzisi, di realizzare una casa per tutti i gatti bisognosi di Palermo.

Scopo dell’associazione è quello di accogliere gatti che per gravi e seri motivi non possono più continuare a vivere nel loro ambiente, colonia o casa che sia. Nel corso degli anni sono stati migliaia i gatti ospitati al rifugio, con un notevole impegno, soprattutto economico, da parte di Pola che fino all’ultimo è rimasta vicino ai suoi amici a quattro zampe.

Dopo la sua morte, la struttura ha attraversato un periodo di grande difficoltà e solo gli sforzi di volontari e donatori hanno fatto in modo che il sogno di Pola continuasse!

La struttura

Il Rifugio del Gatto “Pola Narzisi” non riceve sovvenzioni pubbliche e si è sempre autonomamente fatto carico dei gatti bisognosi di questa città.

Il rifugio, che attualmente ospita circa 200 mici, è dotato anche di un’infermeria e di una sala operatoria attrezzata con gli strumenti per gli interventi di base.

Il lavoro giornaliero dei nostri volontari garantisce la necessaria pulizia del rifugio, un’adeguata alimentazione per i mici e le cure idonee per i gatti malati ospitati all’interno del rifugio.

  1. M. Yourcenar, Opere. Saggi e memorie, Classici Bompiani, 2001, Milano ↩︎

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