In linea d’onda. “Contare le sedie” di Ester Armanino.

Contare le sedie,  di Ester Armanino è una raccolta di trentasei racconti; storie brevi, alcune brevissime.

In questi trentasei racconti le protagoniste sono figure solitarie nate le une dalle altre nel corso degli anni eppure in qualche modo indipendenti; possono essere la stessa persona o persone diverse, accomunate dal loro andare alla deriva. Hanno cuori danneggiati e sono perseguitate dal dolore, ma soprattutto lottano per perdonare se stesse e gli altri.

Seducenti e inquietanti, tenere e cupamente divertenti, queste storie sono piene di rivelazioni inattese, narrate nello stile della narrativa breve americana e hanno l’abilità di creare una corrispondenza tra la resa stilistica di un’atmosfera e l’emozione di un continuo riverbero della realtà con fallimenti, rimorsi, gioie inaspettate e compromessi personali mai compiuti. 

Che si muovano tra cantieri o convegni di architettura; che si inseguano in bicicletta tra strade di campagna o che non parlino per tre giorni per rispettare il gioco del silenzio esercitano sempre l’arte dell’equilibrio tra dentro e fuori, osservazione e resistenza muovendosi  di un’accettazione, anche se inquieta, quello che poteva essere e quello che è.

Sono spesso prede della solitudine le evanescenti protagoniste di Ester Armanino e vanno incontro a rimpianti, paure, vuoti, ricordi e amare verità. Vivono a Genova o nella aree d’acqua del nord Italia e sono  donne senza nome, nel senso che, in fine dei conti, potrebbero essere qualsiasi lettore trovi in tasca l’empatia per stare in linea d’onda con queste pagine. 

Tutto quello che fanno lo fanno per amore oppure per qualcosa che chiamano amore e ripetono a se stesse che la vita è dura ma che niente in fondo è mai grave quanto potrebbe essere.

Soffrono in silenzio di un male rumoroso e questo è quanto hanno da dire sulla paura.

Pare a volte che quello che hanno passi per amore, quando invece dovrebbero pensare: l’amore passa.

“Ricordiamoci quando eravamo agli inizi, innamorate dell’architettura, prima che diventasse un lavoro come un altro. Ricordiamoci che, proprio come i vecchi, ci fermavamo a guardare i cantieri, ammirando il vuoto che ci dava un senso di pienezza, inspirando l’odore umido di un futuro in divenire. Non era tutto quello di cui avevamo bisogno? Donne che stavano tranquillamente in piedi così, senza un appoggio.”


Contare le sedie, Ester Armanino, Einaudi, 2021, 176 pagine.

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