Pit: appunti sulla solitudine e sui modi per sopravviverle. Ipertesto

di Sara Mazzini

[ITA] [ENG]

© Alex Raso

Un dialogo impossibile tra Massimo Giliberto (psicologo e psicoterapeuta), Edgar Morin (filosofo e sociologo), Will Storr (scrittore e giornalista), George Kelly (psicologo), Paul Watzlawick (psicologo e filosofo), John Dewey (filosofo e pedagogista) e Alexander Lowen (psicoterapeuta e psichiatra).


La geografia dell’esperienza umana che la psicologia dei costrutti personali suggerisce non è fatta di luoghi, ma di percorsi: questi percorsi li chiama costrutti. I costrutti sono le vie per l’azione in cui siamo immersi, le domande che facciamo al mondo. Conosciamo il mondo tramite i messaggi trasmessi dai nostri sensi al nostro cervello. Il mondo è presente all’interno della nostra mente, la quale è all’interno del nostro mondo. Abbiamo l’impressione di guardare dall’esterno del nostro cranio, di osservare la realtà direttamente e senza alcun impedimento, ma non è così: il mondo che percepiamo come qualcosa che sta “là fuori” di fatto non è che una ricostruzione della realtà che avviene dentro la nostra testa. Conosciamo un fatto attraverso la nostra azione di avvicinarci a esso; ci poniamo domande, non in maniera accademica, ma sperimentale; interveniamo e si verificano dei risultati; inventiamo e si materializzano nuove qualità; attraversiamo lo spazio e nuovi strani oggetti si ergono di fronte al nostro sguardo. L’attenzione si sposta dalla questione «cos’è la realtà?» al quesito «come costruiamo le nostre realtà?» L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà. Il mondo in cui viviamo è quello delle nostre interpretazioni. Il nostro cervello ci fa sentire come gli eroi morali al centro della trama che si sta svolgendo nella nostra vita; in qualunque dato si imbatterà, cercherà di adattarlo a tale trama. Per diventare più bravi a raccontare storie basterà volgere lo sguardo dentro di noi, osservare la nostra mente e copiare da lei. Tra i vantaggi del comprendere la scienza dello storytelling c’è quello di far luce sui “perché” sottesi alle norme comunemente accolte; sapere perché le norme sono diventate tali significa anche capire come infrangerle in modo intelligente ed efficace. L’uomo non è logico e si attacca a ciò che può delle sue vecchie convinzioni. Talvolta le vecchie concezioni vengono allargate, elaborate, raffinate, ma non seriamente rivedute e tanto meno accantonate. Noi pensiamo soltanto quando affrontiamo un problema. Il conflitto è il tafano del pensiero: ci muove all’osservazione e alla memoria, ci istiga all’invenzione, allo studio e all’inventiva. Ogni grande progresso scientifico è scaturito da una nuova audace immaginazione; si richiede un mutamento qualitativo oltre che quantitativo. Noi siamo la nostra personale teoria sul mondo, sugli altri, su noi stessi. Ogni cosa che le persone fanno, ogni atteggiamento, ogni azione, è una scelta che va compresa all’interno del sistema di significati di ognuno. Non conta tanto quello che un individuo è, quanto ciò che cerca di fare di sé stesso. Per compiere il salto deve fare di più che rivelarsi: deve rischiare un bel po’ di confusione. Quindi, appena riesce a intravedere un diverso tipo di vita, ha bisogno di trovare un modo per superare il paralizzante momento della minaccia, perché questo è l’istante in cui si chiede chi è veramente: se è ciò che è stato o ciò che sta per diventare. Adamo deve aver vissuto un momento del genere. Per gli umani moderni controllare il mondo significa controllare gli altri, il che significa riuscire a capirli. Se la nostra specie ha conquistato il pianeta, il merito va alla capacità che abbiamo di capire la mente degli altri. Solo con la comprensione si è in grado di offrire un aiuto reale. Tutti hanno un bisogno disperato di qualcuno che li capisca.

An impossible dialogue among Massimo Giliberto (psychologist and psychotherapist), Edgar Morin (philosopher and sociologist), Will Storr (writer and journalist), George Kelly (psychologist), Paul Watzlawick (psychologist and philosopher), John Dewy (philosopher and pedagogist) and Alexander Lowen (psychotherapist and psychiatrist).

by Sara Mazzini

Translated by Elisa Bonfanti

The geography of human experience is not made of places, like the psychology of personal constructs suggest, but it is made of paths: these paths are called constructs. Constructs are the routes for actions we are submerged in, the questions we ask the world. We know the world thanks to the messages our senses send our brain. The world is there inside our mind, which is inside our world.

We have the impression of looking outside our skull, as if we were looking at reality with no impeachment, but it is not so: the world we perceive as something ‘out there’ is nothing but a reconstruction of reality that happens inside our head. We get to know a fact through our action of approaching it; we ask ourselves questions in a non-academic but experimental way; we intervene, and some results are produced; we invent, and new qualities appear; we cross space, and we can see weird new objects before us. The attention shifts from ‘what is reality?’ to ‘how do we build our realities?’. The most dangerous illusion is that only one reality exists. The world we live in is the one of our interpretations. Our brain makes us feel like moral heroes in the middle of our lives’ plot; whatever the information it encounters, it will try to adapt it to the plot. To get better at telling stories, looking inside of us, observing our mind, and coping from it will be enough. Amongst the advantages of understanding the science of storytelling, there is the one of shading light on ‘why’ in accordance with the commonly accepted rules: knowing why rules have become rules means understanding how to break them intelligently and effectively, as well. Man is not logic, and he hangs on to what he can of his old beliefs. Old conceptions are sometimes widened, edited, refined but never seriously reviewed or set aside. We only think when we are facing a problem. The conflict is the gadfly of thought: it moves us towards observation and memory, it forces us to invent, study and towards inventiveness. Every important scientific progress was born from a new, brave imagination; a qualitative change is required as well as a quantitative one. We have our own personal theory on the world, on others, on ourselves. Everything people do, every attitude, every action is a choice that has to be understood inside the system of meanings every one of us has. It does not really matter what someone is, it matters what someone tries to do with himself. To jump, one has to do rather than reveal: one has to risk a big chaos. Thus, as soon as one can see a different type of life, one needs to find a way to overcome that paralyzing moment of the threat, since this is the instant where one asks oneself who he really is: whether what has been or what will become. Adam must have lived a similar moment. For modern humans, controlling the world means controlling others, which means managing to understand them, if our species has conquered the world, the credit goes to our ability to understand the mind of others. We can only help for real though comprehension. Everyone has the desperate need for someone to understand them.

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