Insopportabilmente bianco. Scrivere attorno all’incompiuto. Ipertesto

A cura di Aurora Dell’Oro

Translated by Elisa Bonfanti

[ITA] [ENG]


© Camilla Senni

Amnesia in litteris 

La domanda a cui lo scrittore cerca di rispondere, quale libro ti ha cambiato la vita?, presuppone da parte dello scrittore medesimo perfetta contezza delle sue effettive letture, giacché non sarebbe possibile fornire un giudizio così tranchant senza considerare tutti gli elementi in gioco: l’insieme dei libri che ha letto, da quando ha imparato a farlo al momento in cui è stata posta la domanda; o, se vogliamo restringere il campo, l’insieme dei libri letti da quando la lettura è diventata per lui un’esperienza di senso insostituibile. 

Ma: lo scrittore non ricorda niente o quasi, sebbene l’istinto di scrivere molto bene nel medesimo punto della pagina in cui, tempo addietro, aveva scritto molto bene, lasci intendere che oggi formulerebbe gli stessi giudizi di un tempo, ammirerebbe le stesse frasi e gli stessi versi desterebbero in lui il ricordo della medesima eco malinconica; non che questo sia di gran conforto, in ogni caso. Perché allora a cosa serve avere letto, tanto o poco non importa, se non ci si ricorda che di qualche frammento, di alcuni nomi, e poi di un imperativo, un leitmotiv: devi cambiare la tua vita. Chissà poi dove l’avrà vista, lo scrittore, questa frase, in quale libro. Forse a questo serve, leggere, far cadere le pagine nei luoghi più bui della memoria e poi lasciarle lì, a concimare le poche frasi nate vive. 

[Patrick Süskind, Amnesia in litteris, in Ossessioni. Tre racconti e una riflessione, trad. Laura Pignatti, Parma, Guanda, 1996, pp. 53-60]

Quattro quartetti. East Coker

Nel mio principio è la mia fine. Una dopo l’altra
case sorgono cadono crollano vengono
ampliate vengono
demolite distrutte restaurate o al loro posto
c’è un campo aperto o uno stabilimento o
una via di circonvallazione. Vecchia pietra
per costruzioni nuove vecchio legname
per nuovi fuochi, vecchi fuochi
per cenere e cenere
per terra che è carne e pelo
escrementi, ossa
di uomo e di bestia stelo di grano
e foglia. Case
vivono e muoiono: c’è un tempo per costruire 
e un tempo per vivere e generare
e un tempo perché il vento infranga 
il vetro sconnesso e scuota il rivestimento
di legno dove trotta il topo, e scuota
il logoro arazzo ricamato con un motto silenzioso. 

[T. S. Eliot, La terra desolata. Quattro quartetti, Milano, Feltrinelli, 2014, p. 109]

Paesaggi sterili

Paesaggi sterili (1969) è un’opera dell’artista tedesco Anselm Kiefer. È stata realizzata con inchiostro, filo metallico isolante e fotografia originale incollata sulle pagine di un manuale medico per la contraccezione. Tra il 2010 e il 2011 Kiefer è stato titolare della cattedra di Creazione artistica al Collège de France, dove ha tenuto una serie di lezioni, tra cui una dedicata proprio a Paesaggi. Il contenuto del seminario è stato poi raccolto, insieme ad altri interventi tenuti nella medesima occasione, nel volume L’arte sopravvivrà alle sue rovine (2011).

Il titolo del breve saggio è Marina, una poesia di Rimbaud che l’artista aveva «imparato a memoria negli anni sessanta». Perché decida di prendere l’abbrivio proprio da questa lirica viene spiegato solo alla fine; le prime pagine sono una dichiarazione d’amore per i versi e per la poesia in senso lato:  

«Perché, alla fine, ai miei occhi la poesia è l’unica realtà possibile, tutto il resto non è che pura illusione. Voi che mi ascoltate, ad esempio, non sono sicuro che siate reali. Mentre invece la poesia di cui vi parlo è sì reale. Come ho già spiegato in altre occasioni, le poesie sono per me come delle boe in mare aperto. Nuoto da una all’altra e in mezzo all’acqua, senza di esse, sono perduto. Le poesie sono punti di ancoraggio nell’infinita distesa in cui si addensa qualcosa proveniente dalla polvere interstellare: un po’ di materia nell’abisso dell’antimateria»

Lavorare con i frantumi, con ciò che resta dopo l’esplosione delle cose, è il compito di artisti e poeti, secondo Kiefer. I bordi taglienti di mondi perduti costituiscono il materiale con cui modella le sue opere, attraverso un’operazione di recupero che è anche risemantizzante. In Paesaggi sterili, in particolare, le spirali contraccettive vengono incollate su alcune immagini: l’oggetto viene collocato in un contesto che non gli è proprio e, allo stesso tempo, gli è dato un nuovo scopo. Lo scarto (la spirale inutilizzata) perde la funzione per cui è stata prodotta per assumerne una nuova, riconducibile alla sua pura forma geometrica. Trovare, o inventare, nuove corrispondenze è quanto spetta all’artista/poeta: «perché in fondo soltanto ciò che è incompatibile è in fine compatibile». 

[Anselm Kiefer, Marina, in L’arte sopravvivrà alle sue rovine, Milano, Feltrinelli, 2018, pp. 43-61]

Amnesia in litteris 

What book changed your life? This is the question the writer tries to answer, and it implies he/she knows exactly what books he/she has read, since providing such a trenchant opinion without keeping all the elements involved into consideration would be impossible. Every book he/she has read, since when he/she learned how to do it at the time when the question was asked; or, to narrow it down, the set of books read since reading has become an irreplaceable experience. 

However: the writer remembers very little, although the urge to write very well in the same point on the page where he/she had written very well some time ago, suggests that he/she would nowadays deliver the same old judgments, as he/she would admire the same sentences and the same verses would hit the remembrance of the same eco-melancholy, not that this is of any comfort, in any case. So, what is the point of having read a lot or a little if one can only remember some fragments, some names and then an imperative, a leitmotif: you must change your life. Who knows where the writer saw this sentence, in which book. Perhaps reading is for this, for dropping pages in our memory’s darkest places and leaving them there to fertilize the few sentences born alive. 


[Patrick Süskind, Amnesia in litteris, in Three stories and a Reflection, London, Bloomsbury, 1979]

Four Quartets. East Coker

In my beginning is my end. In succession
Houses rise and fall, crumble, are extended,
Are removed, destroyed, restored, or in their place
Is an open field, or a factory, or a by-pass.
Old stone to new building, old timber to new fires,
Old fires to ashes, and ashes to the earth
Which is already flesh, fur and faeces,
Bone of man and beast, cornstalk and leaf.
Houses live and die: there is a time for building
And a time for living and for generation
And a time for the wind to break the loosened pane
And to shake the wainscot where the field-mouse trots
And to shake the tattered arras woven with a silent motto.

[T. S. Eliot, The Waste Land. Four Quartets, London, Faber and Faber, 1944]

Barren landscapes

Barren Landscapes (1969) is a work by the German artist Anselm Kiefer. It was made with ink, insulating metallic thread and with an original photograph pasted on the pages of a medical manual for contraception. Between 2010 and 2011, Kiefer held a professorship of Artistic Creativity at the Collège de France, where he gave a series of lectures, including one about Landscapes. The content of that workshop was collected, along with other lectures held during the same occasion, in the volume Art will survive its ruins (2011).

The title of the short essay is Marine, a poem by Rimbaud that the artist had ‘learnt by heart in the Sixties’. The reason why he decided to start right form this poem will be explained in the end; the first pages are a love confession towards the verses and poetry in the broadest sense:

‘Because, in the end, poetry is the only ultimate reality to me, the rest is nothing but pure illusion. You that are listening to me, for instance, I am not sure that you’re real. Whereas the poem I am telling you about, that is real. As I have already explained on previous occasions, to me poems are like buoys on the high seas. I swim from one to another and, in the water, I am lost without them. Poems are anchorage points in the infinite field where something coming from that interstellar dust gathers: a bit of matter in the abyss of the anti-matter’.

Working with fragments, with what is left after things have exploded, is the artists and poets’ task, according to Kiefer. The sharp edges of lost worlds are the material he molds his works with, through a recovery operation that gives a new meaning, as well. In Barren Landscapes the IUDs are glued to some images: the object is placed in a context that is not theirs and, at the same time, it is given a new purpose. The waste (the unused IUD) loses its primitive role to gain another one, merely traceable to its geometrical shape. It is up to the artist/poet to find, or to re-invent new correspondences: ‘since after all only what is incompatible is ultimately compatible’.  


[Anselm Kiefer, Marine, in Art will survive its ruins, Paris, Éditions du Regard, 2011]

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