Personaggio in costruzione. Ipertesto

di Fabiana Castellino

© Ubaldo Righi

Lettera di un personaggio al suo autore

di Fabiana Castellino

Ti scrivo, perché è molto tempo che aspetto. Non ti saluto nemmeno, noi ci conosciamo già.

Ho visto che sei molto irrequieto, che ti siedi al tavolo, scrivi una riga, forse due, poi ti alzi, ti risiedi, ti alzi di nuovo, cammini per la stanza. Io mi osservo, come posso. Dove mi trovo? Se continui così, mi dimenticherai. Io invece voglio sapere tutto di me, da dove vengo, perché sono qui. Tu sai tutto di me? Anche se non vorrai raccontare ogni cosa, credo che dovresti saperlo. Magari potresti dirlo almeno a me. Svelami il mio futuro, oltre le pagine che scriverai. Semina il mio segreto negli spazi bianchi fra una parola e l’altra. Dimmi: amerò? Fammi amare, ma solo sinceramente. Non farmi perdere tempo.

Soffrirò molto? So che dovrei essere ferito, anche solo una volta, ma fatalmente. Capisco la tua reticenza, ma d’altronde non può essere altrimenti: la felicità è un pigro stato dell’animo. Feriscimi allora, non avere paura. Dammi, però, la possibilità di combattere per le mie ferite; di essere orgoglioso, di scegliere se ferire a mia volta. Di essere cattivo, anche.

Dove mi porterai? Che cos’è questo viaggio di cui parli tanto? Ti sei disperato per non so quali tappe obbligate. Dovrò andare molto lontano? Quanto è grande una pagina scritta? Ho molto riflettuto, e credo che per me vada bene una stanza, giusto un paio di righe. Non importa che affronti le sfide, il pericolo, il tradimento, che salga e scenda, che percorra traiettorie fra l’illuminazione e la morte. Fammi reale. Fammi uomo, donna, bambino, gigantesco insetto o minuscola giraffa; mettimi la corteccia al posto della pelle, il veleno al posto del sangue. Ma fammi concreto. Costruiscimi il mondo intorno, cosicché io possa dire quello che per te è proibito, fammi vedere l’invisibile. Mettimi dentro l’impronunciabile e poi lasciami vivere. Lasciami morire.

Non farmi troppo simile a te. Non essere arrogante. Dammi quel tanto che basta, la tua domanda più urgente, e poi niente di più. Sii libero, attraverso di me. Ma non dimenticarmi. Se continui così, a riempirmi di idee senza corpo, io svanirò. Non darai più importanza al colore dei miei capelli, alle mie dita, al perché dico quello che dico e a cosa faccio mentre lo dico. Io sarò molle, trasparente, muto. Non farmi questo. Posso essere qualsiasi cosa, tutto. Tranne questo.

Io avrò ancora molta pazienza, ma tu pensami, pensami a fondo, scrivimi. Io non andrò via. Ti aspetterò mentre tutti saranno andati a dormire, e sarà rimasta una sola luce accesa. Resterò sveglio insieme a te.

A stasera. 

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