Col favore delle tenebre. “Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne” di J.E. Sady Doyle.

Livia Del Gaudio

Il Mostruoso femminile di Jude Ellison Sady Doyle, edito in Italia da Tlon nel 2021, è un libro che parla di sangue, di cadaveri di donne bionde e bellissime e di orribili streghe, ma nel quale compaiono anche Godzilla e il cinema slasher degli anni Novanta.

Diviso in 7 capitoli, ognuno dedicato a una specifica tematica/mostro dentro la quale è coercita la donna  – pubertà, verginità, seduzione, matrimonio, nascita, famiglia, cattive madri -, ha una struttura chiara, apertamente divulgativa, fatta, appunto, per illuminare quella “femminile e illimitata oscurità” che è al centro dello studio. E proprio in questo risiede la seconda, e ancora più essenziale, chiave di lettura del mostruoso.

Se mostro, dal latino monstrum,  «prodigio, portento», è ciò che esce dall’ordinario con brutale intensità, è anche ciò che permette di vedere: il mostro avvisa e ammonisce (dal tema originario monere); il mostro definisce un limite oltre il quale non è più possibile la rimozione.

La strada della consapevolezza, ci ricorda Sady Doyle, è un cammino senza ritorno. Nello svelarsi dei miti che il patriarcato ha stretto attorno al corpo delle donne, ecco quindi apparire il cuore, quell’impossibile dicotomia tra santità e corruzione dentro la quale si dibatte il femminile. Il cambiamento, dunque, non può che passare attraverso una nuova narrazione che liberi le donne dalla necessità di tenere insieme gli opposti; ma che fare quando il monopolio della narrazione ce l’ha chi detiene il privilegio?

Il Mostruoso femminile non offre risposte, né a questa né ad altre domande. Non è un manuale di auto aiuto, non si pone come testo di riferimento del femminismo di quarta ondata (e per questo si inserisce in maniera compiuta all’interno del catalogo di Tlon, accanto a libri come Malefica di Maura Gancitano e Il corpo elettrico di Jennifer Guerra). Il Mostruoso femminile ha come unico obiettivo quello di portare alla luce – attraverso lo studio di fatti di cronaca, film cult e serie televisive; ma anche campagne pubblicitarie e fenomeni social – ciò che non riusciamo – non possiamo – vedere e dare all’oscurità un nome. Perché è solo nell’atto di nominare, quando ciò che non aveva forma viene infine riconosciuto, che i mostri si acquietano.

I mostri sono mostri per una ragione. Le streghe non sono semplicemente “controculturali”, bensì contrarie alla cultura nel modo più vero: contrarie al patriarcato, al potere maschile, a tutto quello che imponiamo alle donne di essere. La strega è colei che castra gli uomini col favore delle tenebre, che li rende folli per il desiderio di una buona scopata o li trasforma in cani e porci per averle mancato di rispetto. A volte può sembrare un’Aileen Wuornos con i superpoteri: alla brutalità maschile oppone una violenta resistenza femminile, abbattendo il patriarcato un uomo alla volta. La domanda è per quanto tempo ancora le donne lo vedranno come un male, come una reazione eccessiva – e se, quando avremo superato ogni nostro limite, la battaglia solitaria delle streghe contro gli uomini inizierà a sembrarci il primo sparo di una rivoluzione.


Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, J.E. Sady Doyle, trad. Laura Fantoni, Tlon edizioni, 2021, 350 pagine.

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