Ripetere per esserci. La modella nell’arte contemporanea. Ipertesto

a cura di Gabriele Esposito

© Francesco Cucchiara

Il fu Tom Clerckx

Articolo di Gabriele Esposito

Opere di Tom Clerckx

Tom Clerckx nasce a Brugge, in Belgio, nel 1975. Da bambino passa quasi tutti i pomeriggi dopo la scuola all’interno della chiesa di Onze-Lieve-Vrouwekerk ad ammirare la Madonna con bambino del Michelangelo, lì conservata da secoli. In una delle poche interviste rilasciate negli anni alla stampa specializzata, Clerckx descrive questi intensi e quasi sempre solitari incontri con la materia e la contemplazione continua della bellezza come l’ispirazione definitiva: quella che qualche anno dopo l’avrebbe persuaso a diventare uno degli artisti visivi d’avanguardia più celebrati della sua generazione. Orfano di madre, alla fine degli anni Ottanta segue il padre Jan nella sua avventura lussemburghese. L’uomo d’affari è  chiamato a dirigere un importante ufficio presso la società di compensazione bancaria Clearstream. In quel periodo il giovanissimo Tom impara a dipingere a olio, da autodidatta. Alcuni anni dopo, grazie a un’importante borsa di studio sponsorizzata dalla società finanziaria dove lavora Jan, Tom vive il suo percorso universitario a Boston, negli Stati Uniti, dove nel 1999 si laurea in Economia e Finanza a Harvard. Inizia a lavorare come stagista nel settore fusioni e acquisizioni di Franklin & Jacobson. La notizia della morte del padre, avvenuta nel 2001 in un incendio che distrugge anche ogni sua opera giovanile, spinge Tom a tornare in Europa. Liquidate le proprietà di famiglia in Lussemburgo e in Belgio, Clerckx si stabilisce in Francia, a Marsiglia, dove apre una piccola attività come fotografo. Nel retro della bottega si dedica nei tempi morti anche alla pittura e alla scultura. In un’altra intervista dirà che la forzata e improvvisa liberazione dai rigidi principi morali della famiglia, dai quali non era riuscito a fuggire nemmeno andando ad abitare dall’altra parte dell’oceano, hanno suscitato in lui un altrettanto improvviso bisogno di libertà assoluta. Un bisogno da dover esplicitare con urgenza e senso del ritardo mediante la realizzazione del suo sogno di fanciullino. Immediatamente apprezzato reporter di matrimoni e grandi eventi e in seguito fotografo di moda, in un paio d’anni riesce a farsi notare dai circoli d’avanguardia e alternativi della Friche la Belle de Mai. Rappresentato dalla galleria Combes, le sue fotografie, installazioni, e opere di natura ibrida girano la Francia e poi il mondo e fanno ora parte di numerose collezioni pubbliche e private. Tom Clerckx si toglie la vita, per ragioni mai esplicitate, il primo gennaio 2010.    

Alcune opere fotografiche di Tom Clerckx dalla serie IndustrialXMediterranean07 e, in basso, la Madonna con bambino sotto pressa idraulica (marmo e componenti industriali, collezione privata).

Qui di seguito riportiamo un lungo post pubblicato su Facebook il 31 dicembre 2009, un brano rimasto online nel profilo di Tom Clerckx solo per pochi secondi e reso pubblico di recente dalla modella italo-francese Margot Navarro. Navarro ha dichiarato di essere riuscita all’epoca a salvarne uno screenshot sul suo computer, poco prima che l’artista decidesse di rimuovere il testo, e di avere ritenuto solo ora che i tempi fossero maturi per la pubblicazione, senza nondimeno spiegarne il motivo. L’autenticità del frammento, ottenuto dal quotidiano La Provence in semplice formato png di recente, è incerta. Tuttavia, nello stesso reportage del giornale si fa riferimento a numerose testimonianze nell’ambiente della Friche che sembrerebbero confermarne anche i tratti più inquietanti. 

Tom Clerckx

31 Dec 2009

Putain de merde, Jeanne-Françoise, vergognati, davvero, vergognati. Centomila euro per quelle quattro foto del cazzo tue che ho stampato ma vattene un po’ à te faire inculer, Jeanne-Françoise, e non da me ma da chi sai tu, sì, lo sai da chi. Un ricatto del genere a me. A me, cazzo. Tu e quell’altro troione mangiaspaghetti (e spaghettoni) della Margot. Denunciatemi, dai. Denunciatemi. Roba di anni fa, poi. Roba che ti ha reso famosa in tutta Marsiglia, in tutta la Francia. Non vanno più bene ora, e all’epoca? Perché non mi hai chiesto i centomila euro all’epoca? 

Io ti ho creata, Jeanne-Françoise. Te lo ricordi? I dipinti a olio della mia adolescenza. Eccoli. Ecco il momento esatto della tua nascita, quando venisti fuori dal seme del mio maschio pennello. 

La tua pubertà, Jeanne-Françoise, la malizia che veniva fuori dalla mia creatività. Tu, quella che scelsi di salvare persino tra quelle fiamme, quella volta.

Chi ricatta finisce male, Jeanne-Françoise. Te lo ricordi Jean-Benôit, vero? Io c’ero quella volta, stavo nel capannone con lui quando ci fu quel problema. Al porto, ci andavo di sera, erano i primi anni duemila. 

Ero lì che testavo insieme a Jean-Benôit la pressa idraulica, erano i primi tempi, volevo farne la base della mia arte, lo sai, Jeanne-Françoise. Lo sanno tutti. La pressa che distrugge cose. Ero lì, la prima volta, lì che vedevo la pressa scendere sopra una biglia d’acciaio, vedevo la biglia resistere e dopo poco spaccarsi tutta in un istante, un proiettile frantumato di colpo dall’incremento delle tonnellate appoggiatesi sopra. Vedevo la pressa cadere sopra un pallone da calcio di gomma, e il pallone assottigliarsi sempre di più, formare due bolle quasi trasparenti ai lati della pressa, vedevo infine le bolle scoppiare e lanciare una sostanza gelatinosa da tutti i lati. Vedevo la pressa premere su una palla da baseball, vedevo la palla tenere la sua posizione per poi deformarsi, far uscire roba e rivoltarsi come gli arti di un maglione. Vedevo la pressa crollare sopra una macchinina unifamiliare con dentro dei coniglietti di gomma, mamma coniglio, papà coniglio, due cuccioli nei sedili posteriori, la pressa sfondare il tettuccio dell’auto, premere senza sforzo sulle punte dei due conigli anteriori, poi le punte dei due posteriori mentre i musi dei grandi già si liquefacevano e mischiavano con i pezzi di plastica del veicolo in frantumi. E io ero lì che fotografavo tutto, registravo ogni fotogramma con la videocamera, inquadravo l’occhio del coniglietto più piccolo mentre finiva di annullarsi insieme a tutto il resto della materia plastica. 

E vengo al punto, Jeanne-Françoise. Vengo al punto. Ricevemmo la visita di Alain quella volta, la prima volta. Anche lui immagino che te lo ricordi, ai miei vernissage forse, Alain che stava con quelli della mala, lì, giù al porto di Marsiglia. E Alain prende la mano di Jean-Benôit, gliela prende senza fatica, la piazza nella base della pressa e gliela frantuma, te lo ricordi Jean-Benôit, a cui mancava l’intera mano destra? Ecco. Jean-Benôit era uno che provava a ricattare la mala. Non avrebbe dovuto farlo. Se avesse continuato si sarebbe trovato con il cazzo nel trita rifiuti industriale, furono le parole di Alain quella volta lì, la mia prima volta lì. Jean-Benôit non continuò e fu saggio, è ancora in giro, era qui da me poco fa, è in salute. Non si ricatta, Jeanne-Françoise. È sbagliato farlo.

E lo so, questi centomila euro che vuoi non sono solo per l’uso delle foto della serie IndustrialXMediterranean07. Sono per quelle altre foto, lo capisco. Quelle ancora mai stampate, mai esibite né pubblicate nei cataloghi che contano. 

Lo capisco. E lo so che la tua caviglia non si è più ripresa, Jeanne-Françoise, non si è più ripresa da quella volta che ti ho dipinta nel capannone, quando decidesti piano piano di iniziare a farmi visita, l’espressione sempre più veritiera nel volto. A mia totale disposizione, non solo compagna dell’emisfero destro del mio cervello, ma collocata infine alla gioia d’ogni mio senso. E so anche che Margot girerà con una stampella per tutta la vita, ma io penso che all’arte non si possano mettere limiti e che le vostre foto, non quelle conosciute da tutti ma bensì quelle altre foto siano tra le più importanti che io possa un giorno consegnare alla posterità.

Le espressioni di dolore, le lacrime, la sbavatura nel trucco, la carne macinata, il sacrificio della bellezza. Il rumore delle ossa impresso come fosse un miracolo nelle lastre a grande formato delle fotografie: è la verità del nostro secolo, Jeanne-Françoise. Non puoi non capirne l’importanza. Di certo non proprio tu che sei stata la mia musa. Saresti una delusione, Jeanne-Françoise.

E mentre la prevedibile Margot spariva, non mi cercava più, tu non mi abbandonavi mai. Tu uscivi sempre di più dai miei quadri, finalmente una persona vera. E continuavamo a fare cose e lo ammetto, non tutte erano di tuo gradimento. Non tutte erano del mio. Ma dovevo insistere per amore dell’arte.

Tu continuavi ad andare e venire, andare e venire. E allora vieni, vieni da me al capannone domani, Jeanne-Françoise, e porta anche Margot. I soldi saranno lì: il vostro risarcimento. Chiederò aiuto ad Alain.

Nota biografica:

Il corpo senza vita di Tom Clerckx fu ritrovato il primo gennaio 2010 impiccato a un macchinario industriale nella zona portuale di Marsiglia. Di fronte all’uomo, completamente nudo e penzolante, due stampe fotografiche a grandezza naturale di una donna rimasta ancora e sempre sconosciuta agli inquirenti. Le pubblichiamo oggi grazie al contributo della modella Marion Navarro, che nonostante il tag su Facebook mai si presentò all’appuntamento con Tom Clercx. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...