Da “Vena” al “Palazzo dei destini incorciati”. Due progetti fotografici di Pierclaudio Duranti e Aldo Feroce

Fotografie e testi di Aldo Feroce e Pierclaudio Duranti


VENA è un progetto fotografico incentrato sul paesaggio.Il paesaggio in questione è quello della zona mineraria della Macedonia greca occidentale nella provincia di Kozani presso Ptolemaida.

Arrivando in auto da Tessalonica, fin da lontano, si scorgono le varie centrali elettriche con le torri di raffreddamento fumanti di vapore nell’enorme altipiano verde del grano appena spigato di maggio. L’Altipiano è una enorme miniera di lignite. Una zona mineraria gigantesca che seguendo la vena del carbonfossile si modifica, cresce in larghezza e in lunghezza, arretra e scende a terrazzamenti e gironi.

Una zona mineraria accessibile, ci passi per forza se devi andare da un paese all’altro, attraverso strade sterrate dai camion che trasportano il materiale. Quando la vena rende si prosegue lo scavo, a volte fino ai centri abitati. Sono molti i paesi abbandonati che la vena si è mangiati, villaggi fantasma sgomberati dalle autorità e non sempre con l’accordo. Quello che rimane sempre dei villaggi mangiati dalla miniera sono il cimitero e la chiesa.

L’uomo modifica il paesaggio sempre, il paesaggio non rimane mai naturale, c’è sempre la traccia umana, ma in questo caso l’uomo è artefice e spettatore del paesaggio che si crea. La gente vive e lavora li. Quello di Vena è un paesaggio in trasformazione quindi, un paesaggio che cambia più rapidamente e modifica le abitudini di chi lo vive.

Pierclaudio Duranti

Pierclaudio Duranti nasce a Terni nel 1971, dove studia e sviluppa la passione per la fotografia. Scopre presto il fascino della polvere nello stabilimento di Papigno dove nel 1989, giovanissimo, collabora con un’agenzia di moda locale che utilizza questo allestimento come location per libri e presentazioni. Si è sempre sentito attratto dalla fotografia analogica in grandi formati e dalla fotografia slit-scan (stenopeica) e sperimenta ampiamente la “fotografia lenta”, una sorta di manifesto contro il consumo frenetico delle immagini digitali e per la riappropriazione del tempo per creare immagini. Presto prende coscienza del veloce processo di trasformazione degli ambienti industriali che lo affascina, sistemi fragili, costantemente esposti a ogni tipo di sfruttamento delle risorse e atti vandalici. Duranti reagisce e avvia una vera e propria documentazione di luoghi e macchinari sia nel ternano che nel resto del Paese nel tentativo di cogliere la bellezza… all’interno di questi spazi apparentemente vuoti e abbandonati; abbandonati, ma in attesa di essere scoperti e rivestiti con vesti di identità desiderose di parlare, di comunicare, desiderose di appartenere a un luogo che ne parli. Nel corso dell’ultimo anno Duranti ha contribuito a una mostra al CAOS di Terni con una serie di fotografie analogiche in occasione del Festarchlab di Boeri con la mostra “Architetture dormienti e scatole luminose” dove l’enfasi è rivolta a certa estetica dell’urbanizzazione negli spazi industriali. Trasmette l’energia del potenziale in opposizione a quella particolare anti-città della velocità e del cubismo del cemento delle nostre aree periferiche urbane, rinunciando alla città neoliberista priva di significato e priva di identità. Oltre alla sua attività nel design, dallo stile e distribuzione al commercio all’ingrosso di abbigliamento per bambini, collabora con diverse aziende di produzione. Nel 2010 nasce l’idea di esplorare le vecchie strade carovaniere in degrado del Sahara con l’editor audiovideo RunningTv di Padova. Ciò ha portato a un viaggio di quattro settimane in Libia e al primo libro pubblicato “Maldafrica”. La passione di Duranti per l’alpinismo e lo sci lo porta a vivere con la famiglia a San Gemini dove si diverte a coltivare frutta e verdura, olio e ottimo vino.

Il nuovo Corviale chiamato anche “Serpentone” è un Palazzo lungo circa 1 km che sorge in periferia ovest di Roma, nato alla fine degli anni ‘70 per fronteggiare la crisi abitativa. Sin dalla sua nascita questo luogo è stato sinonimo di degrado e delinquenza soprattutto per un malessere gestionale, tanto da farlo diventare uno dei quartieri simbolo di Roma.

La storia vede uomini e donne catapultati in un luogo privo di infrastrutture, con addosso ancora le ferite causate dallo strappo dello sfratto di massa, costrette ad un convivere per forza o per ragione. Persone che hanno dovuto riorganizzare la loro vita con mille difficoltà, cercando di reinventarsela, di colorarla, di viverla con nuove regole e soprattutto con il fai da te. Mentre da anni si parla di riqualificare il Corviale, facendo progetti sulla materia, l’intento dell’autore è stato quello di dare voce e far conoscere il lato umano dei più deboli o meglio gli “invisibili” di cui spesso ci si dimentica, o si parla in modo stereotipato.

Aldo Feroce

Aldo Feroce. Dopo un inizio come fotografo di matrimoni, la passione fotografica si sposta su temi di attualità sociale e documentaristica. A oggi, alcuni suoi progetti sono stati pubblicati su riviste di settore come Second class, ShipBreacking yard, Compartiendo Esperanzas, Yo Soy Fidel, Ritorno a Corviale. Con Il palazzo dei destini incrociati ha ottenuto vari riconoscimenti tra cui: Primo premio al Kolga Tiblisi Award 2022; il primo premio al Bifoto 2022; Finalista al World Report Award 2022; Finalista Lugano Photo Award 2022; Secondo posto The Bar tur Photo Award 2022; Finalista al Portfolio Italia 2021.

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