Torino è d’Argento. Una celebrazione. Ipertesto

di Livia Del Gaudio

© Daniele Cagnetta

Sotto formalina

di Livia Del Gaudio

Lombroso aveva origini sefardite: discendente da commercianti la cui agiatezza si era erosa nel passaggio di generazione, nel 1835 nacque da Aronne e Zefora Levi, terzo di sei figli. Gli antenati paterni, lasciata la penisola iberica dopo un periodo trascorso in Tunisia, raggiunsero la Toscana e da lì il Veneto: la prima città di Cesare fu Verona. Studiò a Pavia, Padova, Vienna. Nel 1859 partecipò come medico alla campagna militare contro il brigantaggio sardo. Tornò a Pavia dove svolse ricerche su cretinismo e pellagra. Divenne direttore del manicomio di Pesaro passando da quello di Genova, eppure tutti lo ricordano piemontese, ordinario di medicina legale nel carcere di Torino. Morì a settantatre anni: «…la di lui somma diligenza ed il distinto suo zelo», annotano i superiori già dal primo incarico, lo accompagnarono per tutta la vita.

La reversione atavica, cuore della teoria criminale per cui è famoso, trovò conferma con la cattura di Vincenzo Verzeni, contadino bergamasco, omicida e antropofago, accusato dai familiari delle vittime di vampirismo: visitato da Lombroso nel 1873, portava i segni di un’evoluzione mancata, un primitivismo ostinato, una ridotta capacità cranica ravvisata soltanto nei gorilla. 

Avanti negli anni, Lombroso si votò allo spiritismo. Stando alla dichiarazioni della figlia Gina soffriva di arteriosclerosi e demenza senile. «Lombroso si beve tutto», scrissero gli opinionisti dell’epoca insinuando che dietro le convinzioni dello scienziato si celassero le lusinghe di una donna.

Ancora oggi, all’interno dell’Università degli studi di Torino, è attivo il Museo di antropologia criminale da lui fondato.

«Il museo contiene 684 crani e 27 resti scheletrici umani, 183 cervelli umani, 58 crani e 48 resti scheletrici animali, 502 corpi di reato utilizzati per compiere delitti più o meno cruenti, 42 ferri di contenzione, un centinaio di maschere mortuarie, 175 manufatti e 475 disegni di alienati, migliaia di fotografie di criminali, folli e prostitute, folcloristici abiti di briganti, persino tre modelli di piante carnivore1». 

Nei magazzini, nascosto al pubblico, il museo ospita il volto di Lombroso che lui stesso volle conservare sotto formalina, dono alla scienza.

  1. fonte Wikipedia ↩︎

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